Emilia Romagna, contrattazione e welfare negli accordi di secondo livello

Grazie all'azione sindacale, si rafforza la contrattazione degli istituti di welfare aziendale.

Il processo, pur essendo precedente all’emanazione delle misure a sostegno, è stato amplificato dalla legge di stabilità 2016. La fase è ancora embrionale: c’è la necessità da parte del sindacato e del management di sviluppare un proprio pensiero e pratiche specifiche relative a queste prestazioni, destinate a moltiplicarsi a seguito della possibilità di “welfarizzare” i salari di produttività.

Nella sostanza, si sta andando oltre le misure di conciliazione tra lavoro e famiglia, consolidate nella contrattazione della nostra regione anche in virtù di una cultura dei servizi sociali consolidata e diffusa. L’attenzione alla coniugazione tra tempi lavorativi e tempi della città è stato uno degli aspetti caratterizzanti la cultura sindacale emiliano – romagnola.

A proposito di conciliazione, si segnalano clausole contrattuali in linea con l’accresciuta età media dei lavoratori e delle lavoratrici. In tal senso vanno le previsioni relative a possibili permessi retribuiti per specifici screening medici o per affrontare situazioni di malattia cronica o oncologica. Si vanno affermando permessi per l’assistenza di familiari non autosufficienti, compresi i genitori anziani. Si segnalano alcuni casi di grande interesse (es. Barilla) volte a sperimentare il “lavoro agile”, che non va letto, però, solamente come misura di conciliazione.

In alcuni casi si prevede la messa a disposizione dei lavoratori e delle lavoratrici di un menu molto ampio di possibili misure, potenzialmente pensate per tutti i possibili profili sociali presenti in azienda (es. Marazzi, Hera). Pare di grande interesse il caso riportato di una pmi, la Nord Motoriduttori, nella quale è, invece, prevista l’effettuazione di una ricerca congiunta azienda – RSU dei fabbisogni dei lavoratori e delle lavoratrici, finalizzata all’individuazione di misure di welfare contrattuale ritagliate sulle specifiche necessità espresse.

Si segnalano alcuni contratti nei quali è previsto l’accesso a talune misure da parte dei lavoratori degli “appalti interni” (es. Caviro e Parmalat). Questo approccio va nella direzione del welfare generativo (ovvero moltiplicatore di valore) auspicato dalla Cisl. Tra gli altri contenuti evidenziati si segnala:
- un crescente investimento a favore della polivalenza/polifunzionalità (quindi per una nuova organizzazione del lavoro);
- il tentativo di sviluppare un dialogo sociale più forte e strutturato sulla formazione professionale, anche attraverso un utilizzo delle risorse dei fondi interprofessionali maggiormente condiviso;
- la promozione di azioni per sostenere il miglioramento della salute e sicurezza sul lavoro nelle aziende.

Nei settori del tessile – calzaturiero si segnala l’introduzione nei contratti collettivi di clausole finalizzate a far rispettare all’azienda le convenzioni OIL e quelle europee relative al rispetto dei diritti umani e della dignità dei lavoratori nella filiera dei fornitori di Paesi

Analisi tratta dal primo rapporto “La contrattazione collettiva in Emilia Romagna"

 

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